NGR (net gaming revenue)
L’NGR (net gaming revenue) è il ricavo netto di gioco di un operatore: la spesa lorda dei giocatori, cioè puntate meno vincite, al netto di deduzioni come il costo dei bonus e le imposte sul gioco. Non esiste una lista unica di deduzioni, perché ogni operatore o contratto la fissa a modo suo. Per chi scommette è un numero dietro le quinte, eppure spiega parecchio: perché i bonus arrivano con requisiti di puntata e perché due report con la stessa sigla possono non coincidere.

Come si calcola l'NGR
Il punto di partenza è il GGR, che in Italia si chiama spesa lorda: la raccolta, cioè il totale delle puntate, meno le vincite pagate ai giocatori.
Dal GGR si sottraggono poi le voci concordate. Nella filiera descritta da Sisal la spesa lorda si divide tra la quota destinata all’Erario e quella che resta a concessionari, rete distributiva e fornitori, ed è questa seconda parte a prendere il nome di NGR. Nei contratti commerciali la lista si allunga e può includere chargeback, contributi ai jackpot e royalty dei fornitori di giochi.
La formula generale è quindi NGR = (puntate – vincite) – deduzioni. Il guaio è che la seconda parte non è standard. Alcuni operatori tolgono soltanto bonus e imposte, mentre altri sottraggono anche la revenue share dei provider e le commissioni pagate agli affiliati. C’è poi chi calcola il GGR includendo il denaro bonus e riserva all’NGR il solo denaro reale, così che la differenza tra le due cifre coincide con il costo dei bonus. Un NGR senza la sua lista di deduzioni accanto resta una cifra a metà.
Prima del numero, conta la definizione.
Un esempio numerico sul libro sport
Sulle scommesse sportive il GGR nasce dal margine del bookmaker, e conviene vederlo con i numeri prima di giudicarlo.
Prendi un evento testa a testa quotato 1,90 su entrambi gli esiti. Il margine si ricava così:
1 ÷ 1,90 = 0,5263
0,5263 + 0,5263 = 1,0526
margine = 5,26%, payout teorico circa 95%
Con un libro perfettamente bilanciato, su ogni 100 euro puntati il banco tratterrebbe in media poco più di 5 euro. Quello è il GGR teorico: il dato reale oscilla con i risultati, e in una settimana di favoriti vincenti può persino andare sotto zero.
Ora un mese ipotetico, con cifre scelte solo per l’esempio. L’operatore raccoglie 100.000 € e paga 92.000 € di vincite:
GGR = 100.000 – 92.000 = 8.000 €
bonus sport e free bet assegnati: – 1.500 €
imposta sul gioco, con aliquota ipotetica del 20% sul GGR: – 1.600 €
commissioni di pagamento: – 300 €
NGR = 4.600 €
Un affiliato con revenue share al 30% su questa base incassa 1.380 €. Se il contratto non sottraesse le commissioni di pagamento, la base salirebbe a 4.900 € e la quota a 1.470 €. Novanta euro di differenza nascono da una sola riga della lista.
NGR, GGR e raccolta: le confusioni frequenti
Lo scambio più frequente è con il GGR, anche perché nella stampa italiana le etichette non sono sempre coerenti. Espressioni come «spesa effettiva» o «spesa netta» indicano spesso puntate meno vincite, senza aver tolto né bonus né imposte.
Un consuntivo del gioco online italiano riportato da Adnkronos lo mostra bene: oltre 92 miliardi di euro di raccolta, circa 87 tornati in vincite e una «spesa netta» intorno ai 5 miliardi. Quella cifra è a tutti gli effetti un GGR, perché è ottenuta come raccolta meno vincite e contiene ancora la quota destinata all’Erario.
La seconda confusione riguarda la raccolta, detta anche turnover. È il volume delle puntate e di solito vale molte volte il ricavo: nell’esempio sopra, 100.000 euro di raccolta diventano 4.600 euro di NGR.
C’è infine il risultato netto di bilancio, che è un’altra cosa ancora. L’NGR si ferma ai costi legati al gioco, mentre il conto economico sottrae anche personale, marketing e struttura. Quando trovi la sigla in un report o in un contratto di affiliazione, la domanda da fare resta una sola: quali voci sono state tolte dal GGR, e su quale base è stata applicata ciascuna.
Senza quella risposta, il confronto tra due operatori non regge.



