All-in nel poker

Stefano Bruzzone
Ultimo aggiornamento 15 settembre 2026, 10:44
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All-in è la giocata con cui un giocatore di poker mette nel piatto tutte le chip che ha davanti, restando in mano fino allo showdown senza poter più puntare. Da quel momento le sue decisioni sono finite e conta soltanto il valore delle carte. Nei client di poker online il termine compare come pulsante accanto a quelli di puntata e rilancio, mentre in inglese circolano due sinonimi frequenti, shove e jam.

All-in

Come si divide il piatto dopo un all-in

Alla base c’è la regola del table stakes: nessuno può essere costretto a lasciare la mano perché non ha chip sufficienti per pareggiare una puntata più alta. Chi va all-in, però, può vincere da ciascun avversario soltanto un importo pari a quello che ha messo lui.

Prendiamo tre giocatori con stack da 80, 200 e 200 chip. Il primo va all-in preflop e gli altri due chiamano, quindi il piatto principale vale 240 chip, cioè 80 a testa. Se i due stack profondi mettono dentro anche i loro 120 restanti, quelle chip formano un side pot da 240 che il giocatore all-in non può vincere, nemmeno con la mano più forte al tavolo.

Una puntata in eccesso che nessun avversario pareggia viene semplicemente restituita a chi l’ha fatta.

Equivoci e usi diversi del termine

L’equivoco più diffuso riguarda i rilanci. Secondo le regole della Poker TDA, nel no-limit e nel pot-limit un all-in inferiore a un rilancio completo non riapre l’azione per chi aveva già agito: questi giocatori possono solo chiamare la differenza o passare. Le sale online e i circoli applicano regolamenti propri, per cui il dettaglio va letto nelle regole della singola room.

Nelle scommesse ippiche antepost la stessa espressione cambia completamente senso.

La formula «all-in, run or not», presente nei regolamenti di bookmaker come William Hill e bet365, indica che la giocata è persa anche se il cavallo non prende il via. Con il poker non ha nulla in comune, a parte le parole.

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